Capitolo 14 – bombardamento a tappeto

Almeno uno dei due è sistemato, penso, soddisfatta di poter vedere che il mio compagno ha già un lavoro in mano dopo neanche tre giorni che siamo qui.

Oggi non rientreremo alla base, dobbiamo festeggiare: abbiamo un conto corrente quasi aperto e un obiettivo raggiunto. Ci dirigiamo verso Montmartre, dove troviamo una simpatica brasserie vecchio stile.

Ordiniamo un piatto di vera cucina francese annaffiato un buon bordeaux e brindiamo. Al nuovo lavoro, alla nostra avventura che sta prendendo forma, a quello che ancora ci aspetta. Sono felice per Bells: con questo impiego, ha un pensiero in meno, anche se vederlo torturarsi con quel dente non mi da certo sollievo.

“Che dici, cerchiamo un dentista per farti visitare?”

Gli domando, non appena usciamo dal ristorante, nella speranza di una sua risposta affermativa.

Ma lui non vuole sentire ragioni. Il solito testone, che aspetta di stare male prima di decidere di curarsi. E invece sarebbe meglio per lui, visto che lunedì inizierà la nuova avventura. Evito di fasciarmi la testa: del resto, è un suo problema.

Ci buttiamo dentro uno Starbucks a inviare curriculum per la mia ricerca di stage/lavoro, ma il pensiero della casa mi martella.

Invio cose a caso, mentre cerco offerte di affitto e, di tanto in tanto, provo a portare a termine i lavori da consegnare per finire il mio master (anche questo è un pensiero).  Poi invio un altro curriculum e cerco un altro appartamento. Non ho una logica e sono improduttiva.

Mi sento come una mosca senza capo, non so da che parte rifarmi, e termino la giornata a rimuginare. Rientriamo alla base e, soltanto nel momento in cui mi siedo nell’angolo più decente di una delle logore sedie della cucina, esprimo il mio ragionamento:

“Allora Bells, per la casa è tutto in stand-by” inizio a parlare, biascicando una poltiglia di yogurt e cereali di ottima qualità- “E non credo che riusciremo a trovarne una entro il week end. E’ inevitabile che mi troverò a cercare l’appartamento da sola. Sarebbe meglio rimandare la mia ricerca di stage/lavoro di qualche giorno, almeno finché non troviamo sistemazione. Che ne dici?”

Ma in questo il Bells è tedesco e mi dissuade dal pensiero, fino a convincermi che vale la pena lanciarsi in una incessante corsa alla consegna di curriculum. Nel frattempo, lui spulcerà gli annunci di affitti che trova su internet.

“Bah, sarà” borbotto tra me e me, mentre risaliamo nella nostra camera. Sono consapevole che, per lui, spulciare annunci di affitti in un’altra lingua non è proprio una passeggiata.

Evito di pensarci, almeno per adesso. Mi doccio, sprofondo nell’odore acre di quelle lenzuola, ormai a me familiari, e spegniamo la luce. Con il buio, i pensieri ingombranti si affievoliscono.

In un batter d’occhio, ci troviamo già alla mattina successiva. Il Bells non ha interrotto il mio sonno, forse il dolore al dente si è placato.

Usciamo di casa, stampo una decina di copie del curriculum e, sotto le continue pressioni del mio compagno, mi trovo a definire un piano di azione, per consegnarli nei posti giusti.

Senza rendermene conto, mi ritrovo a intrufolarmi nelle più importanti redazioni della capitale francese, con sotterfugi più o meno creativi e un simpatico mastino a farmi da coach: è lui, il Bells, che mi incita a sfoggiare una improbabile faccia di bronzo nel presentarmi alle segreterie di ogni edificio.

M6, Le Figaro, Les Inrocks, Le Monde, Radio France: le grandi testate giornalistiche le passo tutte in rassegna, accompagnata dalla solita frase di incoraggiamento del mio coach.

“E mi raccomando, Francy, sorridi. Devi venderti!”

Me lo ripete ogni poco, non appena mi vede entrare in modalità struzzo. Vorrei avere almeno un terzo della sua faccia a culo, penso, e invece tengo testa con fatica alla timidezza.

La giornata si rivela più stancante del previsto, ma alla fine rientriamo con una rinnovata energia: abbiamo un lavoro e con tutti quei curriculum consegnati, ho sicuramente seminato qualcosa di buono.

Questo mio slancio di positività, però, dura ben poco. Non appena apro la porta di camera, torno alla realtà e cado in preda allo sconforto.

I nostri tre valigioni e due borsoni convivono ormai amichevolmente con un letto matrimoniale incastrato nelle pareti, un comò privo di senso e una inutile scrivania. Abitiamo in 9 metri quadrati, condividiamo il bagno con non so quanta gente e mangiamo schifezze nella plastica. In queste condizioni, è impossibile rinfrescare le idee.

Dobbiamo darcela a gambe, prima possibile.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. maxilpoeta ha detto:

    il vostro coraggio e la determinazione nell’andare avanti sono ammirevoli. Beh intanto il suo lavoro è giù un buon punto di partenza, riguardo a te in bocca al lupo, con tutti quei curriculum qualcosa salterà fuori di sicuro! 😉

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    1. francescasabatini ha detto:

      Si, abbiamo dovuto attingere a delle scorte extra di coraggio e determinazione!! Ma vedrai che questo ancora e niente…altrimenti non ci sarebbe venuta l’idea di raccontarlo in un blog 🙂

      Piace a 1 persona

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