Capitolo 16 – Bon courage (La Francy)

“C’est pas facile. Bon Courage!”

E’ la frase che sento da più di una settimana, ogni volta che chiedo informazioni in giro su dove trovare casa e su come cercare lavoro nel giornalismo.

La stessa frase la sento scivolare giù adesso, mentre trangugio questo monotono yogurt nella cucina aromatizzata all’aglio. Sono le nove, al tavolo c’è un tipo che fa il formatore al Mc Donald. Lui è il vicino di stanza: dorme nella grande suite, una camera con bagno di fronte alla nostra. Domani partirà per rientrare a casa, e noi a breve lo sostituiremo.

Guarda i nostri yogurt con terrore e per tutto il tempo del misero pasto ci fa notare che stiamo mangiando latte di mucca. Un veleno che a quanto pare fa male come la carne. Rispetto la sua idea, ma non posso ascoltarla, ora che provo a gustarmi l’unica cosa che riusciamo a mangiare in questo posto. E poi ce lo dice lui, che fa il formatore al MC Donald?

Provo a stoppare il disco, spostando il discorso sul problema degli affitti a Parigi.

Il tipo ci risponde con il solito commento: “Non è facile, buona fortuna!”. Sembrano fatti con lo stampino questi francesi, che simulano interesse nei nostri confronti, quando alla fine rientrano ogni giorno in una casa accogliente, mentre noi finiamo in una squallida topaia a mangiare yogurt.

Forse, la mia faccia ispira quel tipo di risposta. Probabilmente i miei lineamenti hanno assunto dei connotati da disperata, e non me ne sono neanche accorta.

Il Bells ha iniziato il lavoro, almeno lui sembra avere uno scopo chiaro nella vita, mentre io brancolo in un alternarsi di ricerca di affitto, lavoro e studio. Devo trovare da sola una casa che vada bene ad entrambi, in una città dove l’individualismo ha preso il sopravvento. Tutti materiali, presi dai loro ego. La Parigi romantica che ricordavo ha altre sembianze, da quando sono entrata a far parte del “Club degli sfigati”.

Ma il Bells non mi molla del tutto. Lo vado a trovare quasi ogni giorno, a chiusura o durante la giornata, per avere dei feedback e un minimo di sostegno. Cercare casa, però, non è una passeggiata.

Ho una visione più chiara, adesso, di come funziona questa città. A Parigi, la domanda è alta e non hai tempo per fare lo sceglino. E per “concederti” una casa chiedono documenti, buste paga e dichiarazione dei redditi per dimostrare che il tuo salario ammonta al triplo dell’affitto. Oltre al conto in banca francese, che sono riuscita ad aprire.

Ma qui i prezzi oscillano tra i 1000 e 1300 euro per un buco di modeste dimensioni e, benché abbiamo soldi da parte a sufficienza per pagare più mensilità, il nostro salario non ammonta al triplo dell’affitto. Siamo appena arrivati, è impossibile. Ho tentato varie strade: dai privati che affittano, agli appartamenti a breve termine per turisti (che ti prosciugano il conto) per poi buttarmi sulle agenzie immobiliari.

Se ascolti gli agenti, hanno la soluzione a portata di mano: visto che da solo non riesci a inserirti, basta che tu trovi una buon’anima che guadagna il quadruplo e garantisca per te. Magari, i genitori?

Eh no, il garante deve essere residente in Francia, ovviamente. Però c’è un’ultima opzione: un finanziamento con la banca.

In teoria, decantano libertà, uguaglianza, fraternità, in pratica, la casa non vogliono dartela.

E noi viviamo le giornate con l’acqua alla gola, consapevoli di star spendendo un capitale per alloggiare in un lurido Airbnb, mangiando troiai. Almeno, fosse un soggiorno piacevole, getterei la spugna, raccontandomi che ho fatto una bella vacanza. Ma non è così.

La questione lavoro, al momento, è archiviata. Ho già fatto due colloqui e, in entrambi i casi, sono stata congedata con una frase ambigua, che non voleva dire né si né no. Continuo a inviare curriculum, ma con meno entusiasmo. Del resto, se non ho la certezza di un tetto dove abitare, come posso mettermi in cerca d’impiego?

E’ frustrante vedere come la città che amo mi stia scorrendo addosso e i francesi che ho tanto ammirato siano improvvisamente diventati degli antipatici aguzzini. E’ ottobre, un mese bellissimo e colorato. Le foglie scricchiolano sulle strade e i parchi si spogliano del verde invecchiato. Il cielo è arancione, i profumi più che mai intensi, e io fatico a godermi tutto questo. Nella testa c’è un omino con il martello che mi obbliga ad accollarmi più responsabilità di quelle che sono in grado di sostenere.

C’è solo un lato positivo, in tutto questo: a breve, ci sposteremo nella suite di fronte. Il primo passo per la grande scalata sociale.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Giulia Procopio ha detto:

    Ciao! Ho maldestramente cominciato dal capitolo 16, e ora voglio scoprire la tua (vostra) avventura dall’inizio.
    Mi dispiace che ti stia trovando in una situazione di così grande difficoltà. Ammiro molto chi, come te, si mette completamente in gioco e parte alla volta di un’avventura così straordinaria.
    Io anche ho sempre molto ammirato e adorato i francesi, posso solo immaginare cosa si provi quando ci si affaccia a una realtà diversa.
    Mi raccomando non mollare, vorrei tanto poter leggere un capovolgimento della momentanea situazione e uno di quei lieto fine da vecchi romanzi che amo tanto!

    Un abbraccio da una nuova lettrice 🙂

    Mi piace

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