Capitolo 10 – Vita da suite imperiale (La Francy)

Due bagni e due sale con la doccia condivise con circa 15 stanze. Una più o una meno, poco cambia.

Questa volta, ho davvero esagerato nel mettere alla prova il mio spirito di adattamento, penso, preoccupata al pensiero di dover mettere piede in uno solo di quei bagni.

La stanza, che dalle foto sembrava accogliente, è un vero disastro. Gli asciugamani, simpaticamente attorcigliati sul letto a mo’ di cigno storpio, sono già sporchi prima ancora di essere usati. Mi auguro che quella sia ruggine di buona qualità.

Il letto, che dalle foto sembrava pulito e spazioso, è ben coperto con lenzuola lavate “alla meglio” ed è incastrato tra le pareti della camera. Per rifarlo, la mattina, sarà una vera sfida acrobatica. Una scrivania inutile è diventata “poggia-tutto” come il comò di fronte, dove il Bells ha avuto il coraggio di infilare buona parte della sua roba, occupando tutto lo spazio disponibile.

“Ciccia puoi metterli qua i tuoi vestiti” mi dice sorridente, indicando l’unica metà libera dell’ultimo cassetto. “Oh grazie, molto gentile” penso, mentre seleziono con cura gli abiti più sciupati, da mettere dentro quella meraviglia di mobile.

Il resto delle valigie giace ammassato nei pochi angoli rimasti liberi della stanza. Esplodiamo, non ci entriamo.

Decido di non andare in cucina, per evitare di farmi passare la fame e propongo al Bells, dopo una bella doccia “rigenerante” di uscire per una prima passeggiata parigina.  Ci riposiamo un poco e ci fiondiamo fuori alla scoperta.

Fuori l’aria è frizzante, il grande viale alberato ha già iniziato a perdere il fogliame, sparso e accartocciato ai bordi della strada. I colori dell’autunno si mescolano all’azzurro del cielo, mentre respiro a pieni polmoni l’aria di Parigi, la mia città del cuore.

Acquistiamo l’abbonamento Navigo della metro e andiamo in centro, nel quartiere pedonale di Montorgueil, per prendere i primi contatti con qualche agenzia immobiliare che possa aiutarci a trovare casa.

“Prima ce ne andiamo da quella topaia e meglio è” spiego al Bells, cercando di fargli capire la mia volontà di lasciare prima possibile la nostra attuale dimora.

Ma non c’è molto da spiegare, lui è d’accordo con me. Solo che confida nelle mie sole forze, per poter trovare casa. Come potergli dare torto? Non conosce la città, non parla la lingua. Dei due, sono l’unica che può destreggiarsi in questa ricerca.

Mi viene da ridere. Proprio lui, che ha la stoffa dell’agente immobiliare, si affida a me, che sono così abile nel farmi piccionare dagli sconosciuti.

Andiamo a lasciare i contatti in un’agenzia che ci è stata consigliata. La signora della reception ci riceve con cordialità ma, dal modo in cui ci liquida con un “Le faremo sapere se abbiamo qualcosa per voi”, capiamo che con loro la partita è già chiusa.

Ma non ci accaniamo. Siamo stanchi del viaggio, siamo appena arrivati. Decidiamo di goderci in santa pace il primo giorno parigino. Ordiniamo una crepes salata, in un bistrot accanto al Centro Pompidou. Mentre mi preoccupo di quali saranno i gusti culinari del mio compagno di viaggio, vedo accanto a me un Bells che ha già divorato la sua crepes, ingurgitando l’ultimo boccone con l’aria sorniona di chi è soddisfatto.

Beh, per lo meno, non avremo problemi con il cibo penso, mentre riprendiamo la strada verso casa. Ed è proprio in quel momento che un primo dubbio mi assale: visto che la cucina fa schifo e che nessuno dei due si giova a utilizzarla, di cosa ci nutriremo nei prossimi giorni?

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. lilasmile ha detto:

    Sorrido. Dai Francy queste in effetti sono quisquiglie! Mi permetto di scherzare. Incrocio le dita per voi e spero che troviate una sistemazione migliore. Un sorriso. Lila

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    1. francescasabatini ha detto:

      Ah ahahahhaha si ! Sono ottime occasioni per mettersi alla prova e adattarsi (che, oggi, non guasta mai) 🙂
      Un abbraccio La Francy

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      1. lilasmile ha detto:

        Un abbraccio a te e buone e belle cose…fate tanti danni mi raccomando. 😉

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  2. maxilpoeta ha detto:

    davvero spassoso questo narrare, immagino la vita in quel luogo poco invitante, ma immagino anche il romanticismo di una Parigi in autunno, e allora tutto scompare, anche le piccole cose si possono superare. 😉

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    1. francescasabatini ha detto:

      In effetti, hai ragione! c’era un bel bilanciamento tra due estremi. Da una parte una « dimora » dalla quale fuggire prima possibile, dall’altra Parigi, che è bella anche se la vivi da sotto un ponte 🙂

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